Valmasino Val di Zocca High Masino. Photo R. Ganassa

Il Masino, la Val di Mello & oltre

Val di Mello o Valmasino? Ma come, non sono la stessa cosa?!

A un primo sguardo, Val di Mello e Val Masino possono sembrare la stessa cosa e, purtroppo, questi nomi sono spesso usati come sinonimi . Facciamo quindi un po’ di chiarezza.

La Val Masino è una grande valle alpina nel cuore delle Alpi, una terra selvaggia di guglie granitiche e pareti imponenti, poco a nord del Lago di Como. Si estende per oltre 100 chilometri quadrati e si dirama in numerose valli laterali.

Nel suo cuore si nasconde la Val di Mello: un luogo quasi sospeso nel tempo, fatto di torrenti cristallini, prati luminosi, boschi sparsi e immense pareti di granito che si innalzano come cattedrali.

Per noi che viviamo qui, la Val Masino è l’intero regno del granito, dai fondovalle a 800 metri fino ai 3.367 metri del Pizzo Badile.

E la Val di Mello? È il luogo speciale. Un angolo unico della valle, chiuso al traffico automobilistico, dove uomo e natura hanno trovato — non senza qualche contrasto — un fragile ma prezioso equilibrio*.

*Ok, in estate c'è un po' troppa gente, ma nel feriale di bassa stagione è veramente fantastica!

VAL DI MELLO

A questo punto potresti chiederti: al di là del paesaggio, cosa rende davvero speciale la Val di Mello?

Per capirlo bisogna tornare agli anni Settanta e allo spirito del Nuovo Mattino, un movimento che rivoluzionò il modo di vivere l’arrampicata e l’alpinismo in Italia. In quegli anni un piccolo gruppo di giovani arrampicatori valtellinesi iniziò a farsi notare con salite veloci e audaci sulle grandi pareti del Badile e del Bernina.

Con uno stile essenziale, libero e orientato all’avventura, ripetevano itinerari allora considerati estremi con una naturalezza sorprendente. Allo stesso tempo iniziarono a esplorare anche il fondovalle, arrampicando su massi e placche non per conquistare una vetta, ma per il puro piacere del movimento, della fluidità e del gesto estetico. Era una rottura netta con l’idea tradizionale dell’alpinismo ancora incentrata sulla “conquista della vetta”.

Al posto di chiodi, chiodi a pressione e cunei di legno, utilizzavano dadi, eccentrici e, poco dopo, i primi friend: protezioni amovibili che incarnavano perfettamente il loro approccio pulito e innovativo, con l’idea di arrampicare lasciando il minor numero possibile di tracce sulla roccia.

Come prevedibile, questa visione suscitò parecchie discussioni negli ambienti più tradizionali del Club Alpino Italiano. Nel 1976 la sezione valtellinese del CAI organizzò addirittura una tavola rotonda per discutere questi sviluppi considerati, da alcuni, piuttosto “preoccupanti”. Durante il dibattito, pare che un socio anziano si rivolse a uno dei giovani climber dicendo:

“Quello che fate voi non è Alpinismo… è solo Sassismo.”

Un termine nato quasi come una critica, ma che i ragazzi di Sondrio fecero subito proprio, iniziando a definirsi con orgoglio Sassisti.

Da lì continuarono a spingersi sempre più lontano, passando dai massi alle grandi pareti di granito della valle. E, cosa interessante, pur con pochissimi contatti con la scena internazionale, la loro visione era sorprendentemente in sintonia con ciò che stava accadendo negli stessi anni in luoghi come la Yosemite Valley, il Regno Unito, le Dolomiti e le Alpi Occidentali.

ALTA VALMASINO

L’alta Val Masino — o semplicemente “il Masino”, ora che siamo tra amici possiamo essere più diretti — è il luogo dove l’alpinismo locale ha mosso i suoi primi passi, nella seconda metà dell’Ottocento. Come in molte altre zone delle Alpi, furono soprattutto nobili e alpinisti anglosassoni, accompagnati dalle loro fidate guide alpine, a conquistare per primi le grandi cime della valle.

Tra le ascensioni più significative, il Pizzo Badile venne salito per la prima volta nel 1867 da William Auguste Brevoort Coolidge, sacerdote anglicano originario di New York, insieme alle guide di Chamonix François e Henry Dévouassoud. Il Monte Disgrazia, invece, fu raggiunto nel 1862 dagli inglesi Edward Shirley Kennedy e Leslie Stephen — padre di Virginia Woolf — insieme a Thomas Cox e alla guida svizzera Melchior Anderegg.

Oggi l’Alta Val Masino è un terreno di gioco sconfinato e ancora profondamente selvaggio.

Dalle grandi classiche d’alpinismo alle eleganti vie trad, fino alle immense big wall di granito, queste montagne offrono un’esperienza verticale autentica e senza tempo, fatta di roccia ruvida, silenzio e orizzonti immensi.

Lontano dal caldo. Lontano dai luoghi di facile accesso "consumati" dal turismo. Nel cuore di una montagna che conserva ancora qualcosa di profondamente selvatico.

The summit is still far away. Via Bramani on Punta Rasica, Valmasino - Italy
The summit is still far away. Via Bramani on Punta Rasica, Valmasino - Italy

VAL BREGAGLIA

The granite pluton of Valmasino doesn’t stop at the Italian border — it spills over into Switzerland, into the striking Val Bregaglia.

Here, the landscape shifts noticeably. The atmosphere becomes more austere, the walls steeper and often north-facing, and in some cases, the scale turns truly monumental.

Two legendary routes deserve mention:
the North Ridge of Pizzo Badile and the Cassin Route on its Northeast face — 1,000 meters of granite that have written a key chapter in the history of alpinism.

But Val Bregaglia isn’t just about big walls and Pizzo Badile. The cliffs above the Albigna reservoir offer enjoyable, scenic multi-pitch climbs with minimal approach — does La Fiamma ring a bell?

And good news: after being closed since 2017 due to the Pizzo Cengalo rockslide, the Capanna Sciora is finally reopening this year! A hidden gem of alpine climbing is once again accessible, thanks to a newly built trail.

Piz Badil North Ridge
Piz Badil North Ridge
Val di Mello Polimagò
Val di Mello Polimagò